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Parrocchiale di San Vigilio

di Lunedì, 18 Agosto 2014
Immagine decorativa

Non se ne conosce con certezza l'epoca di fondazione. Probabilmente bisogna risalire al periodo carolingio o quanto meno alla fine del IV secolo, per cui, parlando delle sue origini, le vecchie memorie annotano vagamente "esistente ab immemorabili...". I primi documenti che ne parlano datano dal 1194: nel 1203 ha già il titolo di "collegiata" e di "arcipretale".
L'edificio, in principio di mole più modesta dell'attuale, era circondato dal cimitero e risultava perfettamente "orientato" secondo l'antica tradizione cristiana: abside ad est e ingresso ad ovest. Dall'uscita, attraversata la parte anteriore del cimitero, si accedeva alla "piazzetta del Torchio" dove la comunità teneva le sue assemblee.

Nel 1599 fu posto termine ad una serie di lavori di ampliamento e di riordino di tutto l'ambiente. Chiuso l'antico ingresso attraverso il cimitero, fu abbandonato anche l'accesso alla "piazza del Torchio" e le assemblee comunali si tennero per lo più nella "stuba" della SS. Trinità (Palazzo del conte Pandolfo d'Arco).

I rifacimenti del 1599 sono oggi ancora riscontrabili nella navata principale (ingresso ad est, abside ad ovest) che sostanzialmente da allora non fu più toccata. In quegli anni il nuovo ingresso fu dotato di un solenne portale (1569) recante lo stemma dei Madruzzo mentre nel timpano troneggia un'antichissima statua lignea raffigurante S. Vigilio con la barba, un "unicum" del genere.
Negli anni 1946-1948 la chiesa ebbe un nuovo ampliamento: furono aggiunte le due cappelle laterali, prolungata l'abside utilizzando totalmente l'area del vecchio cimitero (dismesso già dal 1842), costruita la cupola sovrastante il presbiterio. L'interno risulta così un insieme di stili diversi che però non offendono l'occhio e rendono l'ambiente molto adatto al raccoglimento e alla preghiera.
L'altar maggiore in marmi policromi è opera, come tutti gli altri altari, di anonimi maestri probabilmente castionesi. Fu fatto costruire dai sacerdoti naghesi don Giuseppe e don Francesco Barcella, come attestano le due iscrizioni all'interno dei due ingressi laterali del coro e i due stemmi che sormontano i portali verso l'esterno. Il complesso era stato concepito in stile "piramidale" per cui ai lati del "tempietto" erano state poste due statue in stucco (S. Giuseppe e S. Francesco di Sales, i nomi dei donatori Barcella) tolte nel 1948 per rendere più snella la costruzione. Le due statue sono oggi nelle cappelle laterali.
A destra c'è la cappella della Beata Vergine del Rosario fatta erigere dai sacerdoti Barcella nel 1736 e dotata dibeneficio. Di rilievo la monumentalità dell'altare in marmi policromi.
Ancora a destra altare di S. Stefano, consacrato nel 1620 e rifatto in marmo nel 1736. Le due statue laterali rappresentano S. lorenzo e S. Valentino. Era l'altare della comunità. 
A sinistra ci sono altri due altari: quello dell'Immacolata Concezione (ora S. Teresa) in marmo giallo, fatto erigere dalla Confraternita omonima nel 1756 e quello di S. Antonio, con pala di autore ignoto, fatto costruire da Giuseppe Barcella nel 1718. C'è inoltre un battistero con antichissima vasca in marmo "pesciatello" verde e dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù.
Le uniche pitture murali esistenti nella chiesa sono i dodici medaglioni, raffiguranti gli Apostoli, che ornano la volta. Sono opera pregevole del pittore romano Giustiniani, eseguita nel 1921-1922.
La chiesa è affiancata dal campanile che con il notevole spessore dei suoi muri fa pensare più ad una antica torre di difesa, che ad una costruzione sacra. La cella campanaria ospita sei campane del peso complessivo di 30 quintali, ricavate da un mortaio di bronzo finissimo regalato dal governo italiano alla chiesa di Nago dopo il primo conflitto mondiale.
tratto dal libro "Saluti dal Garda" di Ferdinando Martinelli 

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