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A Nago

di Giovedì, 08 Maggio 2014 - Ultima modifica: Martedì, 19 Agosto 2014

Luoghi d'interesse

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Non se ne conosce con certezza l'epoca di fondazione. Probabilmente bisogna risalire al periodo carolingio o quanto meno alla fine del IV secolo, per cui, parlando delle sue origini, le vecchie memorie annotano vagamente "esistente ab immemorabili...". I primi documenti che ne parlano datano dal 1194: nel 1203 ha già il titolo di "collegiata" e di "arcipretale".
L'edificio, in principio di mole più modesta dell'attuale, era circondato dal cimitero e risultava perfettamente "orientato" secondo l'antica tradizione cristiana: abside ad est e ingresso ad ovest. Dall'uscita, attraversata la parte anteriore del cimitero, si accedeva alla "piazzetta del Torchio" dove la comunità teneva le sue assemblee.

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Da qualche anno il centro storico di Nago si è abbellito con la realizzazione di tredici murales che raffigurano, tranne qualcuno, le arti e i mestieri di un tempo. L'idea è venuta ai ragazzi del Gruppo popolare 900, ora sciolto, nato nel 1992 dall'unità d'intenti di otto giovani che volevano un sodalizio in grado di dar vita ad appuntamenti culturali di vario genere, dalla cinematografia al teatro, dalla musica alla pittura.

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Sono il segno e la testimonianza di una intensa religiosità che animava un tempo le nostre comunità. Varie per forma e per ubicazione, ce ne sono di incorporate in vecchie case, entro vecchi cortili, e la loro forma preminente è di nicchia scavata nel muro, con o senza tettuccio. 

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Un tempo, nella valletta del Rio Cameras che collega l'asta dell'Adige con il Basso Sarca, si apriva un piccolo lago - oggi Lago di Loppio - storicamente chiamato di Sant'Andrea dal nome dell'isola ove nel 1138 venne consacrata una chiesetta; poi, per ovviare alle piene dell'Adige, tra il 1954 ed il 1958 sotto il lago venne scavata una galleria in collegamento con il Lago di Garda, che causò il prosciugamento del bacino.

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Si trova a fianco della statale per Rovereto, subito dopo l'abitato. La sua costruzione risale al XVI secolo, anche se documenti d'archivio la dicono fondata "ab antiquo". Una radicata tradizione popolare ritiene che essa sia sorta sulle rovine di un antico lazzaretto convertito in chiesa dopo che le pestilenze si fecero più rare.

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Conserva, più di qualsiasi altra chiesa, la bellezza e il fascino delle cose antiche. Costruita presumibilmente nel XII secolo, sorge su un piccolo dosso all'interno del paese, circondato dalle antiche case del villaggio. Le è contigua una modesta costruzione che serviva, fino a tutto il XVIII secolo, da dimora ad un eremita. Al suo interno, un unico altare di marmo e una pregevole pittura del santo vescovo di Verona.

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Sorge in piazza Primone, al centro del paese. Fu fatta costruire "a tutte sue spese" da un sacerdote di Nago al posto di una chiesa di minori dimensioni preesistente di cui lui stesso era cappellano. All'interno, sull'altare maggiore, è di pregio notevole una bella statua lignea di Dio Padre con in grembo il Figlio crocifisso, di artista altoatesino del XV secolo. Era di pertinenza della antica confraternita della SS. Trinità.

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Sul promontorio sovrastante la valletta di Santa Lucia e l'omonima strada che collega Nago a Torbole sono perfettamente visibili delle antiche mura, guardiane immobili e silenziose dei monti circostanti, della Valle del Sarca e di gran parte del lago di Garda. Si tratta dei resti di Castel Penede che per cinque secoli, dal Basso Medioevo agli inizi del 1700, fu simbolo di potere e importante baluardo difensivo della regione.

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Stupendo esempio di architettura castrense, il Forte di Nago rappresentava un importante elemento della cintura di difesa (circa trenta forti) messa in atto dal governo di Vienna dopo la sconfitta di Solferino e San Martino (1859, seconda guerra di indipendenza) e la conseguente perdita della Lombardia. La sua costruzione risale al 1860 - 1861, l'epoca dei forti della prima generazione in casamatta non armata. E' vicino di casa di Castel Penede, anch'esso rocca di difesa, sorta a tanti secoli di distanza sugli stessi speroni rocciosi e finito in un mucchio di rovine sotto le cannonate del Vendome (1703).